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UN UOMO SOLO AL COMANDO...E' IL PIRATA MARCO PANTANI!

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Messaggio Da Ospite il Gio 5 Feb 2009 - 19:38

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Messaggio Da ParkWayDrive il Gio 5 Feb 2009 - 19:51

Grande Marco...penso di poter dire che è stato grazie a lui che ho cominciato a seguire il ciclismo...

ho impresso nella memoria l'estate del 1998...che caldo che faceva...ero al mare a Cervia...tutti i pomeriggi a guardare le tappe del Tour...

Un'emozione ogni volta che ci penso...Marco sarai sempre con noi...
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Messaggio Da Ospite il Gio 5 Feb 2009 - 19:59

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http://www.pantani.it/

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Messaggio Da Ospite il Gio 5 Feb 2009 - 20:01

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Ultima modifica di ConCubina il Ven 6 Feb 2009 - 10:34, modificato 2 volte

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Messaggio Da Ospite il Gio 5 Feb 2009 - 20:02



Ultima modifica di ConCubina il Ven 6 Feb 2009 - 10:32, modificato 1 volta

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Messaggio Da Ospite il Gio 5 Feb 2009 - 20:04

Nella sua camera sono stati trovati dei farmaci
Addio Pantani, il Pirata non c'è più
E'stato trovato senza vita accanto al letto in una stanza del residence «Le Rose» di Rimini: si era isolato da tutti
RIMINI - Lo hanno trovato sul letto. A torso nudo. I pantaloni del pigiama addosso. Aveva 34 anni. È stato il portiere a dare l’allarme: era entrato nella stanza del residence «Le rose», a Rimini, dove lui aveva preso in affitto un appartamento al quinto piano. Marco Pantani ha smesso di correre. Il Pirata, che nel 1998 aveva fatto sognare gli appassionati di ciclismo vincendo Giro d’Italia e Tour de France, è morto da solo. Ancora è un giallo il come. Probabilmente un’overdose. Non si sa se un cocktail di medicinali troppo forte per errore o scelto dall’ex campione per andarsene. Tra le ipotesi anche quella che il campione possa essere rimasto vittima dell’uso continuato di epo, l’eritropoietina, la sostanza dopante che aveva preso in passato. Non si faceva vedere in giro da due settimane. Ma nessuno si era preoccupato troppo, ultimamente Marco preferiva restare da solo. Anche i genitori, che erano in vacanza in Grecia e si sono rimessi in viaggio in fretta e furia nella notte, si sentivano più sereni. Non immaginavano che il figlio avesse scelto di morire in un palazzo bianco, davanti al mare.





Dicono che avesse cambiato fisionomia. Superava gli 80 chili, adesso. Una volta il suo peso forma era cinquanta. Stava male. Depressione. Abuso di farmaci. Dipendenza da sostanze stupefacenti. Era un uomo in fuga. Il suo ultimo rifugio era quel residence di Rimini. Il piccolo appartamento del quinto piano di via Regina Elena 46 era diventato la sua seconda casa. Quasi più nessuno lo andava a trovare. Ma il proprietario era un suo amico. Ieri, irritato, non ha voluto rilasciare alcun commento della tragedia.

Sulla morte di Pantani è stata aperta un’inchiesta. Fino a tarda notte gli agenti della squadra mobile riminese hanno continuato a fare i sopralluoghi, coordinati dal pm Paolo Gengarelli.
«Qualcuno ce l’avrà sulla coscienza - si è sfogato Vittorio Savini, presidente del club «Magico Pantani» di Cesenatico, città di origine del Pirata -. Marco aveva imboccato purtroppo da tempo una strada con troppe curve, nella quale nessuno gli dava più un’indicazione. Non ci saremmo mai aspettati una cosa del genere». Era diventato un facile bersaglio per molti, accusano i pochi amici che gli erano rimasti. Damiano Zoffoli, sindaco di Cesenatico, ha dichiarato: «Per noi è stato fonte di gioia ed emozione, ora provo una grande tristezza, penso anche ai suoi familiari». La sorella Manola è arrivata dopo mezzanotte accompagnata da Savini. Aveva un cappotto rosa e il viso di pietra. Era sconvolta. Mancava Cristine, l’ex storica fidanzata danese, che adesso vive a Ravenna. La loro storia era finita da tempo.

Pantani a giugno 2003 era andato in un centro specializzato per disintossicarsi dalla droga. Il successo era durato poco. La sua condizione era davvero al limite. I familiari avevano paura ogni volta che prendeva la macchina. Del resto, di incidenti ne aveva fatti parecchi. Uno clamoroso a Cesena, una carambola con la Mercedes contromano che aveva travolto altre quattro macchine parcheggiate. Aveva anche provato a fuggire a Ravenna. Fino a qualche settimana fa stava a Predappio, nell’Appennino forlivese, a casa di amici. Qui alternava battute di caccia all’ozio. Sperava che questo potesse aiutarlo a superare i problemi.
Ma era tardi. E Marco Pantani lo aveva capito. Ieri mattina hanno bussato alla porta del suo appartamento per fare le pulizie. Lui ha farfugliato qualcosa. Era ancora vivo. Era il saluto del Pirata. Nel giorno di San Valentino.


Ultima modifica di ConCubina il Gio 4 Feb 2010 - 19:44, modificato 1 volta

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Messaggio Da Ospite il Gio 5 Feb 2009 - 20:09


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Messaggio Da Ospite il Gio 5 Feb 2009 - 20:15

Ciò che rimane nella testa e soprattutto nel cuore della gente sono le emozioni che una gara, una corsa, in generale un avvenimento sportivo può dare. Pertanto gli atleti che vengono sempre ricordati, a cui ci si ispira, di cui si cerca il gadget sono quelli che appunto trasmettono fortissime emozioni! Nel ciclismo sono molti i corridori che ci hanno fatto e continuano a farci sobbalzare sulla sedia, l’elenco è lunghissimo e rischierei di dimenticarne molti; è un dato di fatto però che negli ultimi 15 anni uno più di tutti ci ha “attaccato” alla televisione, richiamati sulle salite, lungo le strade, questo ciclista è Marco Pantani, conosciuto in tutto il mondo come il “Pirata”. La sua storia sportiva cominciò nella prima metà degli anni novanta e finì (con diversi strascichi successivi) un estate del ’99. Ricordo tutto come fosse ieri: avevo da qualche mese terminato l’Università e per conto di questa, in attesa del servizio militare, stavo eseguendo delle rilevazioni in diverse Coop della Liguria; una mattina di quell’estate del ’99 mentre stavo lavorando la radio annuncia: “Il Pirata, primo nella classifica generale, non parte per la tappa odierna del Giro d’Italia poiché trovato positivo al controllo Antidoping!”. Rimasi sconcertato e incredulo, il Pirata, uno dei miei eroi, non poteva avermi tradito, non poteva aver tradito i suoi tifosi, le migliaia di persone che indossando la sua famosa bandana gialla lo osannavano. Non sapevo cosa fare, cosa pensare, sicuramente le rilevazioni che feci quel giorno ne risentirono…(ecco, questa considerazione resti tra di noi..).
Accusato di doping!! Ora, per chi di voi è uno sportivo ed ha avuto come me la fortuna di vedere alcuni di quei splendidi paesaggi dove il Pirata ed altri grandi corridori hanno compiuto imprese epiche, mi riferisco per esempio allo Stelvio, al Mortirolo, al Sestriere, etc. è ben conscio che su di una salita dove anche un motorino è in difficoltà a procedere non è possibile che un essere umano, seppur super allenato, possa procedere ad un’andatura sostenuta ed addirittura alzarsi in piedi e scattare! E’ impossibile, a meno che non faccia uso di sostanze particolari che ne aumentino la forza e la resistenza! E’ proprio questo il fatto, questo è un segreto di pulcinella, tutti sanno che è così, ed i motivi sono i soliti, i soldi, la televisione, gli sponsor, etc. Tutti ne fanno uso, mi fanno ridere quei corridori che dichiarano che non sapevano che cosa gli fosse messo nella spremuta d’arancia o iniettato nelle vene! Tutti sanno e tutti tacciono, all’interno del gruppo, all’interno dell’Organizzazione del ciclismo vi è un tacito accordo per cui alcune sostanze possono essere utilizzate senza eccedere oltre determinati valori; non può essere in altro modo, gli scatti sulle salite dello Stelvio non li fanno neppure gli stambecchi!
Il problema del grande Pirata è che era uno dei sindacalisti del gruppo e pertanto, quando iniziarono controlli antidoping che penalizzavano corridori che non eccedevano i livelli decisi all’interno dell’Organizzazione, Pantani si oppose, opponendosi anche ovviamente a chi invece superava i valori internamente stabiliti. Ecco, il problema di Pantani fu di quello di parlare, di esporsi; era nel boom della sua carriera, era il più forte, le sue parole pesavano, ma a qualcuno davano fastidio! Doveva essere tagliato fuori, eliminato! Così fu, Pantani fu squalificato, scontò la squalifica, tornò a gareggiare ma non era più quello di prima, aveva perso l’entusiasmo, sapeva di essere stato tradito e nel mentre continuava ad essere accusato di questo e di quello, per farla breve i processi a cui fu ingiustamente sottoposto furono ben sette! Sì proprio sette, avete capito bene, neanche fosse un delinquente della peggior specie! Alla fine si ritirò, lui, che con le sue epiche imprese sulle montagne aveva fatto fremere la gente e vinto il Giro d’Italia nonché sua maestà il Tour de France, era stato accusato, tradito, infamato, additato. Il resto purtroppo è storia recente: il 14 febbraio 2005 il Pirata viene trovato morto in una stanza d’albergo, pare abbia abusato di cocaina o di chissà quale altra sostanza, pare addirittura si sia suicidato, tanto lui era un farabutto, un poco di buono, un disonesto. No! Voglio dire no! Marco Pantani era il Pirata! e questo tutti lo sanno, anche coloro che gli hanno rovesciato addosso un mondo di melma perché era un personaggio scomodo, perché diceva la verità!
La povera mamma di Marco dice che non è vero che si sia suicidato, dice che c’era qualcun altro in quella camera di albergo, dice che glielo hanno ammazzato! Povera donna, penso che la giustizia debba indagare, dirci cosa è successo, penso che sua mamma e noi tutti, che crediamo nella sua onestà ed in ciò che rappresenta, abbiamo il diritto di sapere la verità, penso però che, come spesso, la verità non la sapremo mai; solo una cosa è certa, Marco Pantani è morto il 14 febbraio del 2005, il Pirata lo hanno ammazzato quell’estate del ’99…
Caro Marco, caro Pirata, spero con tutto il cuore che oggi dovunque tu sia possa fare quello che più ti piace, ossia pedalare, pedalare ed in prossimità della salita girarti indietro a guardare gli avversari, toglierti il cappellino ed alzarti sui pedali per scattare, poi riscattare e scattare un’altra volta, fino a quando c’è salita, con la folla che ti guarda, che ti osanna, che ti urla “Vai Marco, vai Pirata, sei il più forte”!

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Messaggio Da Ospite il Gio 5 Feb 2009 - 20:20

« Marco, perché vai così forte in salita?» «Per abbreviare la mia agonia. »
(Marco Pantani a Gianni Mura)
« Per vincere non ho bisogno del doping, ma delle salite. »
(Marco Pantani)

Marco Pantani (Cesena, 13 gennaio 1970 – Rimini, 14 febbraio 2004) è stato un ciclista italiano.

Soprannominato "il Pirata", è considerato assieme a Gino Bartali, Charly Gaul e Federico Bahamontes uno dei più grandi scalatori di ogni epoca.[3] In una intervista rilasciata dopo la morte di Marco il ciclista Lance Armstrong disse che Pantani era stato il più grande scalatore di ogni epoca,[4] e lo stesso Gaul dichiarò che probabilmente Pantani era stato più forte anche di lui.[5]

Pantani ottenne i suoi migliori risultati nelle corse a tappe: è a tutt'oggi l'ultimo italiano ad avere vinto il Tour de France, nel 1998 (33 anni dopo Felice Gimondi) e l'ultimo ciclista in assoluto - dopo Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Stephen Roche e Miguel Indurain - ad aver vinto il Giro e il Tour nello stesso anno.

Escluso dal Giro del 1999 a seguito di un valore di ematocrito al di sopra del consentito, Pantani risentì del clamore mediatico suscitato dalla vicenda e, pur tornato alle gare non molto tempo dopo, raggiunse solo sporadicamente i livelli cui era abituato. Caduto in depressione, morì all'inizio del 2004 a Rimini, per arresto cardiaco dovuto ad eccesso di sostanze stupefacenti. Nella sua carriera ottenne 46 vittorie.

Indice
Carriera
1.1 Nato scalatore
1.2 Il Giro e il Tour nel 1998
1.3 L'episodio di Signora in bianco di Campiglio
1.4 Tour 1999 e Giro 2000
1.5 Gli anni successivi
2 Morte
3 Palmarès
4 Altri successi
5 Le biciclette utilizzate
6 Riconoscimenti
7 Canzoni e dediche
8 Note
9 Bibliografia
10 Altri progetti
11 Collegamenti esterni



Carriera
Nato scalatore

Dopo essere stato giocatore di calcio, un giorno ricevette in regalo una bicicletta da suo nonno Sotero. Decise di tesserarsi nel G.C. Fausto Coppi di Cesenatico e mostrò subito indubbie doti di grande scalatore, vincendo molte gare. Nel 1990 è terzo al Giro d'Italia dilettanti, nel 1991 secondo e nel 1992 primo davanti di circa cinque minuti a Francesco Casagrande e Wladimir Belli. Nel 1993 partecipa al primo Giro d'Italia per professionisti, ritirandosi dopo poche tappe per una tendinite.

La sua esplosione come ciclista professionista avvenne al Giro del 1994 con le vittorie di tappa di Merano e Aprica (con il durissimo Mortirolo) e con il secondo posto in classifica generale. Al suo debutto nel Tour del 1994 finì terzo in classifica generale dietro a Miguel Indurain e Piotr Ugrumov, vincendo la maglia bianca come miglior giovane, pur senza riportare alcun successo di tappa.

L'anno successivo, arrivarono i primi successi di tappa al Tour, nella leggendaria Alpe d'Huez e nella tappa pirenaica di Guzet Neige. Anche grazie a questi successi riuscì a conquistare la tredicesima posizione della classifica finale nonché la maglia bianca. Nel Campionato mondiale disputatosi in Colombia quell'anno, si classificò terzo dietro Abraham Olano e Miguel Indurain. Proprio quando sembrava agli inizi di una grande carriera, venne investito da un'automobile durante la Milano-Torino, incidente che gli provocò la frattura in due punti di una gamba e il rischio di una prematura interruzione dell'attività agonistica.

Ritornò a correre nel 1997, ma al Giro d'Italia subì un nuovo incidente, nella discesa dal passo del Chiunzi, a causa di un gatto che attraversò la strada al passaggio del gruppo, e fu costretto al ritiro. Questa volta recuperò velocemente e ritornò in sella al Tour dello stesso anno, dove lottò a lungo per la maglia gialla, riportando altri due successi parziali ancora all'Alpe d'Huez, staccando Ullrich e Virenque,[6] e a Morzine. Pur prevalendo sulle salite delle Alpi e dei Pirenei, venne superato in classifica da Ullrich, che riuscì a recuperare il tempo perso grazie alle tappe a cronometro, nelle quali era più forte, portando la maglia gialla fino a Parigi; Pantani si piazzò al terzo posto della classifica finale dietro anche a Richard Virenque.


Il Giro e il Tour nel 1998
Nel 1998 Marco Pantani si impose al Giro d'Italia, nonostante il percorso non facilitasse le sue caratteristiche con poche montagne e molti chilometri a cronometro. Rivaleggiando con gli specialisti della lotta contro il tempo, come Alex Zülle, attaccò ripetutamente sulle montagne e fu in grado di guadagnarsi un margine abbastanza grande da compensare la sua debolezza a cronometro, raggiungendo la vittoria finale e numerosi successi di tappa. Decisiva fu la tappa di Plan di Montecampione quando Pantani, con Zülle ormai in crisi (finì il Giro quattordicesimo), attaccò ripetutamente Pavel Tonkov che alla fine, dopo un bel duello, cedette. Il romagnolo andò così a vincere la tappa e ad ipotecare il successo finale.

Nel Tour dello stesso anno, Pantani batté finalmente Ullrich, staccandolo di quasi nove minuti nella tappa di montagna conclusa a Les-Deux-Alpes.[7] Alla partenza Pantani aveva quasi 5 minuti da recuperare a Jan Ullrich: attaccò dunque sul Galibièr a quasi 70 chilometri dal traguardo e giunse all'arrivo in solitaria; dopo quella tappa il distacco non venne più colmato e Pantani divenne il primo italiano a vincere il Tour dopo Felice Gimondi nel 1965.

La sua vittoria fu notevole dato che per negli ultimi anni il Tour era stato vinto da passisti abili anche nelle prove a cronometro, come Miguel Indurain, Jan Ullrich e Bjarne Riis. Era dai tempi di Lucien Van Impe che uno scalatore "puro" non vinceva la classifica finale della corsa francese.


L'episodio di Signora in bianco di Campiglio
Le cose cambiarono per Pantani al Giro del 1999: la mattina del 5 giugno del 1999 a Signora in bianco di Campiglio, quando era al comando con parecchi minuti di vantaggio sul secondo in classifica e con ben quattro tappe già vinte, vennero resi pubblici i risultati dei controlli del giorno precedente, dai quali risultava nel sangue di Pantani un livello di globuli rossi superiore al consentito. Il valore di ematocrito riscontrato a Pantani fu infatti del 52%, oltre il margine di tolleranza dell'1% rispetto al valore massimo consentito dai regolamenticontro (il 50%).[8]

Pantani fu sospeso per 15 giorni, il che comportava l'esclusione dalla corsa rosa. Dopo aver spaccato per l'ira un vetro nell'albergo,[8] accerchiato dai giornalisti e accompagnato dai carabinieri mentre stava per lasciare la corsa, disse:

« Mi sono rialzato dopo tanti infortuni e sono tornato a correre. Questa volta però abbiamo toccato il fondo. Rialzarsi sarà per me molto difficile. »
(Marco Pantani[8])

Per Pantani quella avrebbe potuto essere la tappa dell'ulteriore consacrazione, vista la planimetria a lui favorevole: partenza da Signora in bianco di Campiglio, arrivo all'Aprica, dopo la scalata del Mortirolo e oltre 50 km di salita. La tappa fu poi vinta dall'iberico Roberto Heras. Paolo Savoldelli, nonostante fosse subentrato a Pantani al primo posto in classifica del Giro, rifiutò di mettere la maglia rosa, simbolo del primato, rischiando una squalifica. La squadra del Pirata, la Mercatone Uno-Bianchi, si ritirò in blocco dal Giro.

Pantani rinunciò a partecipare al successivo Tour de France, pur se la sospensione di 15 giorni comminatagli glielo avrebbe consentito.[8]

Comunque Pantani non risultò mai positivo a un controllo antidoping. L'unica associazione del Pirata con le pratiche di doping è relativa alle dichiarazioni di Jesus Manzano, reo confesso, che cita Pantani in un contesto in cui si accusano vari ciclisti di alto livello degli anni novanta, organizzatori, tecnici e sponsor.[senza fonte]

Vengono alimentati in seguito dei dubbi su un eventuale "complotto" ai danni di Pantani. Celebre la lettera di Renato Vallanzasca alla madre del ciclista, Tonina, dell'8 novembre 2007. In breve Vallanzasca sostiene che un suo amico, habitué delle scommesse clandestine, lo abbia avvicinato cinque giorni prima del "fatto" di Signora in bianco di Campiglio consigliandogli di scommettere sulla sconfitta di Pantani per la classifica finale, e assicurandogli che «il giro non lo vincerà sicuramente lui».[9]


Tour 1999 e Giro 2000


Pantani non partecipa di sua volontà al Tour del '99 fino a che non si fa luce su Signora in bianco di Campiglio. In quel periodo la bicicletta non fa più parte della sua vita. Braccato dai media ed in preda ad una forte depressione, Marco resta chiuso in casa. Esce poco e non per andare in bici.Le poche volte che, con un guizzo d'orgoglio, torna in sella deve fare i conti con gli insulti dei passanti che lo etichettano come un dopato,il dopato d'Italia. L'inverno, il più duro per un ciclista, del 1999 è per Pantani un periodo difficile. Già in quell'inverno suonano le sirene della cocaina. L'inizio del 2000 è un anno difficile, Marco fatica ad ingranare e la preparazione per il Giro si fa sempre più frammentata fino a diventare inesistente. Il problema della cocaina è superato in vista del Giro ma la preparazione fisica non è adatta ad una corsa così dura. Oramai nella Mercatone Uno si pensa ad un Giro senza Marco, con Garzelli capitano. A sorpresa Marco partecipa al Giro all'ultimo istante.La sua prova è incolore causa la forma non ottimale.E' spento e nelle salite non brilla.Risorge invece sull'Izoard dove fa da gregario al capitano Garzelli,poi vincitore della classifica generale, e va ad agguantare un secondo posto di tappa che fa ben sperare.


Gli anni successivi
Nonostante un anno d'inattività, Pantani partecipò al Tour de France del 2000. Anche se fuori dalla lotta per gran parte della corsa, si mise in luce confrontandosi con Lance Armstrong sulla salita del Mont Ventoux. In quella dura tappa Pantani perse inizialmente terreno per poi recuperare e staccare tutti gli altri e addirittura il vincitore dell'anno prima, Lance Armstrong. Lo statunitense poi lo andò a riprendere, e i due arrivarono appaiati al traguardo, dove Pantani vinse.[10] Successivamente, Armstrong, durante un'intervista dichiarò apertamente d'aver lasciato la vittoria al Pirata.[senza fonte] Qualche giorno dopo Pantani decise di attaccare di nuovo, nella tappa di Courchevel: recuperò i fuggitivi (l'ultimo ad arrendersi fu José Maria Jiménez) e andò a vincere in solitaria, staccando lo stesso Armstrong di ben 50 secondi.[11]

Fu questa vittoria l'ultima della sua carriera. Il giorno dopo, nella tappa di Morzine con il duro Col de Joux-Plane poco prima del traguardo, Pantani attaccò alla prima salita, tentando di recuperare il distacco in classifica. La scarsa collaborazione con i compagni di fuga, il caldo e problemi intestinali (dissenteria) lo costrinsero però al ritiro dalla "Grand Boucle".[12] «Ho provato a far saltare il Tour, sono saltato io» disse dopo essere arrivato al traguardo con 13'44" di ritardo dal vincitore di tappa Virenque.[12] Nel 2001 e nel 2002 partecipò al Giro d'Italia ottenendo però scarsi risultati.

Gli ultimi lampi di classe del Pirata furono al Giro d'Italia 2003 dove lottò testa a testa con i migliori giungendo quattordicesimo nella classifica generale. Durante la tappa del Monte Zoncolan reagì allo scatto di Gilberto Simoni, che aveva staccato tutti. Pantani si mise all'inseguimento e l'unico a reggere il suo ritmo fu Stefano Garzelli. Per le energie spese però calò nel finale e arrivò quinto. Nella tappa di Cascata del Toce fece il suo ultimo scatto a 3 km dall'arrivo venendo ripreso da Simoni e finendo ottavo.

Nonostante l'episodio della squalifica a causa dei valori troppo alti dell'ematocrito, Pantani rimase popolare tra i suoi ammiratori, che non smisero mai di osannarlo e che preferivano pensare al grande scalatore del passato, ai suoi attacchi esplosivi sulle montagne che rendevano eccitante la corsa.

Il 21 giugno 2003 Pantani entrò in una clinica del Nord Italia specializzata nella cura della depressione e della dipendenza da alcol, uscendone ai primi di luglio per continuare le cure con i medici personali.[13] Nel 2003 iniziarono anche a girare le voci di una possibile tossicodipendenza favorita dalla grave depressione.[senza fonte]


Morte
Il 14 febbraio 2004, Marco Pantani fu trovato morto nella stanza D5 del residence "Le Rose" di Rimini.[8] L'autopsia rivelò che la morte era stata causata da un arresto cardiaco, conseguente a un'overdose di cocaina.

L'autopsia sul corpo del campione dopo la tragica morte ha escluso qualsiasi assunzione di sostanze dopanti al di fuori della cocaina stessa, assunta comunque in un periodo in cui non gareggiava (considerata sostanza dopante che può incrementare la resa atletica poco dopo l'assunzione, ma molto limitante per atleti in periodi di astinenza). [senza fonte]

La morte di Pantani lasciò sgomenti tutti gli appassionati delle due ruote, per la perdita di un grande corridore; uno degli sportivi italiani più popolari del dopo guerra, protagonista nel bene e nel male di tante imprese.

Per ricordare le sue doti di scalatore, dal 2004 il Giro d'Italia assegna ogni anno ad una salita (la più "rappresentativa") il titolo "Montagna Pantani", onore concesso fino allora solo al Campionissimo Fausto Coppi, con la "Cima Coppi" (il passo più alto percorso dal Giro). Nel 2004 la salita è stata il Mortirolo, nel 2005 il Passo delle Erbe, nel 2006 di nuovo il Mortirolo, nel 2007 la salita che giunge al Santuario di Oropa, dove Pantani vinse al Giro del 1999. Nel 2008 ancora una volta il Mortirolo, nella tappa del 31 maggio.


Palmarès
1994 (2 vittorie)
2 tappe al Giro d'Italia
1995 (3 vittorie)
1 tappa al Giro della Svizzera
2 tappe al Tour de France
1997 (7 vittorie)
Eliminazione Circuito di Bologna
Classifica finale Circuito di Bologna
Rominger Classic
Criterium di Pijnacker
Due ruote per Carpi
2 tappe al Tour de France
1998 (19 vittorie)
1 tappa alla Vuelta a Murcia
Criterium di Bologna
Classifica finale Attraverso Losanna
1a e 2a prova Attraverso Losanna
Ole Ritter Classic
Criterium di Surhuisterveen
Criterium di Chateaulin
Criterium di L'Aquila
Criterium Luxemburgo
Rominger Classic
Classifica finale Criterium Comunidad de Valencia
Classifica finale Giro d'Italia
2 tappe al Giro d'Italia
Premio Azzurra d'Italia
Classifica finale Tour de France
2 tappe Tour de France
1999 (8 vittorie)
Classifica finale Vuelta a Murcia
1 tappa Vuelta a Murcia
1 tappa alla Settimana Catalana
Classifica finale Coppa Italia a Squadre
4 tappe al Giro d'Italia
2000 (4 vittorie)
Criterium di Stiphout
Criterium Acht van Chaam
2 tappe al Tour de France


Altri successi

1994
Classifica giovani al Tour de France
1995
Classifica giovani al Tour de France
1998
Classifica Gran Premio della Montagna alla Vuelta a Murcia
Classifica del Gran Premio della Montagna al Giro d'Italia
1999
Classifica Gran Premio della Montagna alla Vuelta a Murcia


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Messaggio Da Ospite il Gio 5 Feb 2009 - 20:26

(29 maggio 2008) Gazzetta dello Sport

PANTANI E il Pirata diventò il migliore


L' Alpe d' Huez ' 97 lo consacra dopo 2 anni di cadute e dolore
MAURO CASADIO C' è un' immagine che riassume probabilmente più di ogni altra la straordinaria carriera di Marco Pantani. E' il 19 luglio 1997, il Tour arriva sull' Alpe d' Huez. Il Pirata è reduce da due anni d' inferno: prima l' incidente alla Milano-Torino ' 95 che rischia di bloccargli la carriera, poi quel maledetto gatto al Chiunzi che lo costringe al ritiro in un Giro ' 97 alla sua portata. L' Alpe d' Huez, in quel giorno di luglio, per Marco significa rinascita, uscita dal tunnel, fine di un incubo lungo molti, troppi mesi. Nel ' 95, sulla stessa salita, aveva umiliato Indurain e Riis. Nel ' 97 tocca alla maglia gialla Ullrich vestire i panni della vittima di turno. Il Pirata conquista l' Alpe in 37' 35", scalandola a 22 all' ora di media, con punte a 27-28 all' ora. Un record che resiste ancora oggi. Impressionante, soprattutto perché ha rischiato di non poter più correre in bici. Le migliaia di tifosi che quel giorno lo aspettano sui tornanti dell' Alpe - come i milioni di italiani che lo seguono davanti alla televisione - comprendono davvero il valore del campione di Cesenatico, una forza che avrebbe ridisegnato la classifica dei talenti su due ruote. Il più forte Quel giorno, in quei 37' 35" (o 36' 50", a seconda del punto da cui si fa iniziare il rilevamento cronometrico), tutti si rendono conto di avere di fronte lo scalatore più forte. Anche se Pantani non ha ancora vinto né Giro d' Italia né Tour de France. «Sul traguardo ha cacciato un urlo che è rimbombato in tutta la montagna, era la sua rinascita», ricorda papà Paolo. Quell' urlo, da oggi, potrete riviverlo nel secondo dvd dell' opera Gazzetta «Tutto Pantani - Una vita in salita », a cura di Pier Bergonzi ed Enzo Vicennati, assieme a tutte le altre immagini - molte delle quali inedite - del triennio 1995-1997. Mesi di cadute e rinascite, di incidenti e conferme. Mesi che avrebbero distrutto chiunque, e che invece ci hanno regalato un Pantani ancora più forte e convinto dei propri mezzi. Sfortuna Il 1995 sembrava l' anno della consacrazione, dopo un ' 94 vissuto alla grande con il secondo posto al Giro e il terzo al Tour. E invece il destino è lì in agguato, beffardo. Ha i contorni di un' auto che lo investe il primo maggio in allenamento. Niente Giro. Ma al Tour dà spettacolo vincendo due tappe (tra cui l' Alpe d' Huez). E' protagonista anche al Mondiale in Colombia, chiudendo terzo dietro Olano e Indurain. La sfortuna, però, non l' ha ancora abbandonato. Si ripresenta il 18 ottobre alla Milano-Torino, sempre sotto forma di un' auto. Stavolta l' incidente è gravissimo, la gamba sinistra è distrutta, la carriera è fortemente a rischio. Il Pirata deve saltare tutto il 1996. Nel 1997 torna con tantissima rabbia in corpo, ma il gatto del Chiunzi gli tarpa le ali. Il resto è storia, con l' urlo all' Alpe d' Huez e il trionfo a Morzine. Due gemme che esaltano l' Italia. Due gioielli che anticipano il magico 1998, l' anno della doppietta Giro-Tour. Quando anche i francesi dovranno inchinarsi di fronte al campione senza capelli ma con un cuore grande così. * * * OGGI IN EDICOLA Doppio poster in regalo con il dvd Oggi, con il secondo dvd della collana «Tutto Pantani», troverete in regalo il doppio poster del Pirata. C' è la foto di Marco in maglia rosa (in alto), c' è il disegno realizzato da Paolo Martiradonna appositamente per l' opera omnia. Raffigura il campione di Cesenatico mentre affronta una salita a forma d' onda gigante, che lo cerca di sopraffare. Una metafora azzeccata per il triennio 1995-1997 vissuto dal Pirata tra incidenti, dolore e tanta voglia di rinascita. * * * IL PIANO DELL' OPERA ECCO COSA VI ASPETTA NELLE PROSSIME SETTIMANE Tutte le interviste e i filmati inediti Giovedì prossimo il magico Giro ' 98 La collana si chiude il 10 luglio con il film dOggi è in edicola il secondo dvd, a 10,99 euro più il quotidiano. Gli ultimi 6 usciranno con questo calendario: il 5 giugno, il 12 giugno, il 19 giugno, il 26 giugno, il 3 luglio e il 10 luglio. Tutti i dvd contengono filmati e interviste inedite. 3 L' anno magico: il Giro Un' ora dedicata alla corsa rosa del 1998 vinta dal Pirata. Pantani trionfa in due tappe: a Piancavallo e a Plan di Montecampione. E' l' impresa che gli italiani aspettano dopo tanta sfortuna. 4 L' anno magico: il Tour Il tedesco Jan Ullrich ci prova in tutti modi, ma contro il Pirata del ' 98 c' è poco da fare. Pantani spacca il Tour il 27 luglio sul Galibier: eroico nella bufera. Dopo Gimondi nel 1965, un altro italiano arriva in maglia gialla sui Campi Elisi. Assieme a Coppi, Marco è l' unico italiano a vincere Giro e Tour nello stesso anno. 5 Il dramma di Campiglio Il 5 giugno 1999 a Pantani viene riscontrato un ematocrito oltre i limiti e viene escluso dal Giro d' Italia che stava dominando. Niente sarà più come prima nella vita del campione. 6 Speranza di rinascita Il 2000 è l' anno in cui Marco Pantani prova a rialzare la testa dopo il dramma di Campiglio. E al Tour de France fa sognare ancora milioni di italiani: nella tappa di Courchevel stacca Lance Armstrong di 51" e va a vincere in solitario. 7 La fine di un mito Pantani non ce la fa, la depressione lo assale, la droga lo uccide il 14 febbraio 2004 in un residence di Rimini. Ma la leggenda del Pirata continua a vivere. Il dvd si chiude con l' intervista a mamma Tonina. 8 Il film Rolando Ravello interpreta Pantani, Nicoletta Romanoff invece è la fidanzata Christine. La regia di Claudio Bonivento. E' la fiction andata in onda l' anno scorso sulla Rai.

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Messaggio Da Ospite il Gio 5 Feb 2009 - 20:28

12-12-2000 Pantani: il giorno dopo - Un giorno con il Pirata.

Il giorno successivo alla sentenza del tribunale di Forlì, in cui il Pirata è stato condannato con il beneficio della condizionale, a tre mesi di reclusione e a 1.200.000 £. di multa con la sospensione di sei mesi dall'attività agonistica, ne abbiamo seguito le reazioni e la giornata di allenamenti assieme alla sua squadra, in ritiro all'Hotel Savioli di Riccione. In mattinata Pantani, assediato dai giornalisti, ha rilasciato una breve dichiarazione, nella quale ha detto: "Dimostrerò la mia innocenza". Infatti secondo i suoi avvocati, Gaetano Insolera e Bruno Guazzaloca, ci sono gli elementi perché il ricorso in appello alla sentenza del giudice unico di Forlì, Luisa del Bianco, venga accolto. Pantani ieri aveva fatto pervenire una lettera al Giudice, per giustificare la sua assenza in aula, nella quale, ribadiva la sua estraneità ai fatti imputatigli.

Ecco il testo integrale della lettera. "Illustrissimo Signor Giudice del Tribunale di Forlì, mi permetta attraverso queste poche righe di esprimere una volta e per tutte la mia personale opinione su quanto mi viene contestato. Non mi sono mai sottoposto a pratiche dopanti con uso di eritropoietina o di altri prodotti vietati. I risultati conseguiti sono solo frutto di sacrifici e di allenamenti che l'amore e la passione per il ciclismo mi hanno permesso di sostenere. Comprenderà dunque facilmente quale possa essere il mio stato d'animo in questi giorni, in cui di me si parla non come sportivo ma come di un imputato, accusato per giunta di avere alterato con la frode il proprio naturale rendimento di atleta. Eppure io non sono mai risultato positivo ai tanti, qualche centinaio, controlli antidoping previsti dai regolamenti sportivi, a tutela, ancor prima della regolarità delle gare, della salute di noi atleti. Mi riferisco naturalmente a tutta la mia carriera di atleta, non certo limitandomi a pensare ad un episodio, per me triste, avvenuto più di cinque anni fa, e del quale forse ci si dimentica, fino a prova contraria io devo essere considerato la vittima, non il responsabile. Ed invece oltre al danno anche la beffa: non solo ho rischiato di morire, non solo per colpa di uno sbadato automobilista ho rischiato di compromettere definitivamente la mia vita di atleta, ma persino si cerca _e non si vogliono sentire le spiegazioni mediche e scientifiche offerte nel corso degli anni da diversi esperti a mia discolpa_ di dimostrare la mia sottoposizione a pratiche dopanti. Capirà quindi, perché non ho voluto essere presente in aula a questo processo: non voglio certo mancare di rispetto nei Suoi confronti; non voglio neppure sottrarmi a domande o a richieste di spiegazioni; queste, anzi credo siano già state abbondantemente fornite da chi ha il diritto di parlare di questioni scientifiche. Voglio, questo si, evitare di diventare il capro espiatorio di una lotta al doping, in cui, mi risulta, mai atleta sino ad ora abbia rivestito la qualità di imputato in un processo penale (c'è la giustizia disciplinare a tale riguardo) ma, al più, la qualità di parte lesa.

La ringrazio per aver voluto leggere queste mie riflessioni."

Cesenatico, 11 dicembre 2000 - in fede - Marco Pantani

Il resto è ormai cronaca, ieri sera alle 19,15 l'inaspettata sentenza, dopo che anche nella requisitoria dell'accusa, il PM Santangelo, dichiarava: "Il ciclista va assolto, perché il fatto non costituisce reato". Il suo portavoce, Manuela Ronchi, rilascia in seguito una secca dichiarazione: " La legge non è uguale per tutti. E' un verdetto scandaloso". A questo punto rimane aperta la questione del digiuno di sei mesi dall'attività agonistica e solo nei prossimi giorni si saprà se la sospensione della pena, per il beneficio della condizionale, varrà anche per questo aspetto che per gli sportivi è il più importante. Resta da chiarire infatti chi deciderà in merito, la federazione sportiva competente o la magistratura? Noi riteniamo che sul futuro del Pantani ciclista, debba esprimersi, la giustizia sportiva. E dopo la cronaca degli avvenimenti giudiziari, passiamo ad occuparci finalmente di sport e della giornata di allenamento del Pirata, il quale come da noi auspicato nell'articolo di ieri, ha reagito positivamente, con una bella pedalata assieme ai suoi fedeli compagni di squadra, coccolato dal suo staff fra i quali, Martinelli e Gimondi. In seguito pubblichiamo l'esclusivo servizio fotografico effettuato da Stefano Sirotti per BikeNews.it e come ieri, rinnoviamo il nostro personale sostegno a Pantani: Forza Pirata, tieni duro, i tuoi tifosi sono con tè, come sempre, nonostante tutto

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Messaggio Da Ospite il Gio 19 Feb 2009 - 15:57

Marco Pantani era nato il 13 gennaio 1970 a Cesena, anche se con la famiglia risiedeva a Cesenatico. È diventato professionista il 5 agosto 1992 con la Carrera Tassoni, squadra con cui ha corso fino al 1996. La prima vittoria da professionista arriva nel 1994 nella tappa di Merano al Giro d'Italia. Quell'anno Pantani vince anche la tappa di Aprica. Nel 1995 arriva la vittoria nella tappa di Flumsberg al Giro di Svizzera, ma sono le due tappe (Alpe d'Huez e Guzet Neige) al Tour de France a imporlo all'attenzione del grande pubblico e dei media. Il mito del Pirata (corre con una bandana colorata sul capo invece del berrettino) nasce lì, sulle salite del Tour. Nello stesso anno vince il bronzo ai Campionati del mondo di Duitama in Colombia ma è in agguato il primo dramma della sua carriera: il terribile incidente alla Milano-Torino lo costringe a lunghe cure e a saltare un'intera stagione. Nel 1997 riprende le gare passando alla Mercatone Uno, ma la sfortuna sembra ancora perseguitarlo: una caduta al Giro (25 maggio, tappa di Castrovillari) lo costringe al ritiro, poi si riprende al Tour dove vince la tappa dell'Alpe d'Huez e di Morzine. Il 1998 è l'anno della doppia straordinaria impresa: vince il Giro d'Italia (sopra nella foto Ansa in maglia rosa ) e nella corsa rosa s'impone in due tappe (Piancavallo e Montecampione). Subito dopo va al Tour de France, vince le tappe di Plateau de Beille e Les Deux Alpes e arriva al Parco dei Principi a Parigi da trionfatore in maglia gialla (sotto nella foto Afp). Entra nell'élite dei campionissimi che hanno vinto Giro e Tour nello stesso anno.



Nel 1999 comincia alla grande e Pantani sembra destinato a dominare ancora in Italia e all'estero. Al Giro si prende la maglia rosa, vince quattro tappe: Gran Sasso, Oropa, Pampeago, Signora in bianco di Campiglio. Proprio sulle rampe della strada che sale da Pinzolo verso la località delle Dolomiti di Brenta se ne va solo, alla sua maniera, con uno scatto secco, irresistibile per tutti. E' l'ultima volta che il mondo vede il vero Marco Pantani. Il mattino dopo quella trionfale vittoria a Signora in bianco di Campiglio viene fermato: un controllo rivela che il suo ematocrito è troppo alto, fuori norma. E' un dramma personale che comincia: Pantani si proclama innocente, lascia la carovana del Giro che credeva già suo e che riparte senza di lui. E' completamente distrutto. Da qui inizia la parabola discendente: l'uomo che dominava le salite non riesce a frenare la propria discesa verso le crisi interiori e la fatica di ritrovarsi. Lo condanna probabilmente l'inattività dal 5 giugno 1999 al 22 febbraio 2000 e dal 24 febbraio al 13 maggio. Prova a reagire, a tornare come prima. Rientra per il Giro del Giubileo con partenza da Roma ma non riesce a terminarlo. Va al Tour e vince le tappe del Mont Ventoux, cima leggendaria, e di Courchevel. Poi ancora incertezze sul futuro fino al Giro di quest'anno in cui dimostra di voler tornare a buoni livelli e chiude al 14esimo posto malgrado l'ennesima sfortuna di una brutta caduta. Non va al Tour, ma si ricovera in una clinica vicino Padova a giugno per disintossicarsi. E' l'ultima notizia uffficiale prima della morte.

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Messaggio Da Ospite il Gio 19 Feb 2009 - 16:02

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Messaggio Da Ospite il Gio 19 Feb 2009 - 16:06

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Messaggio Da Ospite il Gio 19 Feb 2009 - 16:07

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Messaggio Da Ospite il Gio 19 Feb 2009 - 16:08

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Messaggio Da Ospite il Gio 19 Feb 2009 - 16:09

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Messaggio Da Ospite il Lun 23 Feb 2009 - 20:30

«A volte chiudiamo gli occhi perché la realtà non ci piace... se però smettiamo di comunicare non riusciamo più ad assaporare la vita e a scrivere la nostra storia. Il mio linguaggio è la bici... e voglio continuare a scrivere quel capitolo del mio libro che da troppo tempo ho lasciato in sospeso».
Firmato M. Pantani.

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Messaggio Da Ospite il Lun 23 Feb 2009 - 20:31

Parole piene di tristezza, ma che lasciavano anche uno spiraglio di speranza tra le migliaia di tifosi di Pantani. È questo l’ultimo saluto autografato dal Pirata e comparso fino a ieri sera sul suo sito Internet (www.pantani.it) sul quale, appena si è diffusa la notizia della sua scomparsa, sono cominciati ad arrivare i messaggi dei suoi tifosi. Così tanti da mandare in tilt il sito

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Messaggio Da Ospite il Lun 23 Feb 2009 - 21:04

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Messaggio Da Ospite il Lun 23 Feb 2009 - 23:06


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Messaggio Da Ospite il Lun 23 Feb 2009 - 23:21

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Messaggio Da Ospite il Lun 23 Feb 2009 - 23:21

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Messaggio Da Ospite il Lun 23 Feb 2009 - 23:25

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Messaggio Da Colac il Ven 7 Ago 2009 - 20:15

E' stato uno dei ciclisti più forti della storia!
Aveva la capicità di trascinare le folle come solo i grandi campioni sono in grado di fare!
Correvo e lui era il mio esempio!
La cosa che mi fa più male sono quelle persone che lo considerano un "dopato" dimenticando che è stato fermato per ematocrito leggermente superiore al limite e non per assunzione di Epo o sostanze simili.
Quel che conta è che per me rimarrà sempre
Il Mitico Pirata!
Colac
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Data d'iscrizione : 07.08.09

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Messaggio Da Ospite il Gio 13 Ago 2009 - 8:41

Ecco per intero il monumento in ricordo del grande Pantani, devo dire che davanti ad esso sia io che Andrea eravamo commossi.....
Ciao Pirata....

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UN UOMO SOLO AL COMANDO...E' IL PIRATA MARCO PANTANI! Empty Re: UN UOMO SOLO AL COMANDO...E' IL PIRATA MARCO PANTANI!

Messaggio Da Alessandro il Mer 9 Set 2009 - 20:21

Sto leggendo il libro "Era mio figlio" scritto da Tonina Pantani...
consigliato per capire qualcosa in più.

Alessandro.

Alessandro
Cubista indafaratus
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